Notturno carnale

2009 Novembre 16
di Sophieboop

Adesso capisco perché.

Quando sono nata mi hanno strappato un pezzo di cuore per metterlo sulla punta del tuo cazzo.

E ogni volta che ci separiamo la cicatrice lucida strepita. Sbraita. Urlando di ricongiungersi a te.

Reclamando la tua carne in mio nome.

XX violence – contro la violenza sulle donne

2009 Novembre 14

per ogni fibra di labbro spaccato

per ogni filo di gonna stracciata
per ogni cellula di carne profanata
per ogni istante di indifferenza insolente
per ogni centesimo di stipendio rosicchiato
per ogni dente di sorriso spezzato
per ogni sillaba di insulto affondato
per ogni grammo di grido ingoiato

per ogni millimetro di anima annientata
atterrita
derisa
deturpata
umiliata
insudiciata
vandalizzata

ammazzata

mi strappo le vesti
alzo la testa

e rompo il silenzio

Sex toys per neofiti

2009 Novembre 12

Quali sex toys/ gadget/ chi più ne ha più ne metta, consiglieresti ad un neofita del campo?

Mail firmata

Con i sex toys dev’essere orgasmo a prima vista. Soprattutto quando si inizia, è importante qualcosa che ti faccia dire tutto d’un fiato: sìèquellochevoglio.

Il mio primo sex toys ad esempio era un piccolo – e abbastanza volgare – vibratore da borsetta viola scuro, anatomico e con tanto di venature perlate. Non era bello, ma quando l’ho visto mi ha subito dato l’idea di perversione di cui avevo bisogno. Peccato sia rimasto in una borsa che mi è stata rubata. Mannaggia.

Non ti consiglio un sex toys o un modello in particolare, perchè è una questione di gusti e la risposta è dentro e di te, o meglio, lo sarà presto. Lasciati/lasciatevi andare alla fantasia di quello che ti/vi stuzzica di più. Di solito l’istinto non bara, neanche nel marasma dei sexy shop.

Soprattutto, l’uso che si può fare di un sex toy dipende dallo spirito che si ha, visto che quasi ogni sex toy può essere usato sia per assoli di piacere che per duetti orgasmici, specialmente se si è dotati della giusta inclinazione esibizionista/voyeur o di dominio/sottomissione: puoi anche usare un sex toys “per coppie”, come un anello vibrante, e sfiorarti o infilarlo su un altro vibratore e improvvisare un twist and shake (tipo il coniglio di Charlotte di Sex & the City) per amarti da sola, così come lasciarti guardare dal tuo amato via webcam mentre ti scopi con un dildo. L’importante è che l’arnese riesca a stare al gioco delle tue/vostre voglie.

Un fattore discriminante che però devi considerare assolutamente è la scelta dei materiali. Che siano certificati come “sicuri” e privi di ftalati, meglio se in silicone puro, vetro, acciaio, ceramica, che sono anche facili da pulire e sterilizzare.

Personalmente: adoro i dildo in vetro o in acciaio con bozzi per il punto g perchè sono freddi all’inizio e caldi alla fine, i piccoli vibratori clitoridei perchè mi piace molto godere dei loro servigi sia durante cavalcate da valchiria che da sola nell’anonimato notturno, e i vibratori classici adattabili a tutti i buchi. I miei produttori preferiti sono LELO, Njoy e Fun Factory, e non rinuncerei mai a qualcosa per essere legata e a un buon lubrificante a base d’acqua.

Il resto è fantasia.

Fake – Non venire è meglio che simulare

2009 Novembre 9

Ricorda di contrarre le punte dei piedi.
Inarca la schiena.
Gemi con “ahhhhh” “sìììììì” “ancoraaaaaaaaaaaaa” e “di più”.  Ma senza sembrare una body builder alle prese con la chest machine.
Soprattutto, ricorda di respirare molto velocemente, di contrarti fino allo spasmo e poi di rilassarti improvvisamente. E se non sei abbastanza bagnata, magari cerca di pisciarti giusto un pochino addosso, così sembri più eccitata.

Intanto magari pensa alla lista della spesa. Pensa se hai dato i croccantini ai gatti, o continua a sognare quella borsa, magari ti aiuta. Magari ti fa anche un po’ male questa recita, ma preferisci così, perchè fa sempre meno male della realtà, è meno faticoso, e poi passa più in fretta.

via | flickr

via | flickr

Dobbiamo produrre orgasmi. Produrre orgasmi per noi, per provare che siamo donne goduriose, libere, che sanno godersi la vita e soprattutto il sesso. E produrre orgasmi per lui, per provargli che lui ci fa godere un sacco, con tutta la sua prorompente virilità.

E poi: produrre orgasmi vaginali, perché quello clitorideo è troppo facile e vale meno. Produrre orgasmi simultanei: basta scegliere la giusta tempistica per aggiungere un po’ di spettacolo da blockbuster e consacrare l’impeto esplosivo dell’orgasmo maschile che travolge anche quello femminile. Quasi come se fosse una giustificazione.

Soprattutto, dobbiamo produrre orgasmi perchè un diritto che ci siamo guadagnate, che abbiamo voluto, amato, e produrre orgasmi perchè con ogni diritto bisogna anche adempiere a un dovere.

E pazienza se questo crea ansie da prestazione, pazienza se nonostante tutto, non veniamo. Basta che lui sia contento, così non penserà che siamo meno donne di quello che sembriamo ai nostri stessi occhi. Non penserà che lo amiamo meno, o che lui non sia abbastanza. Basta farci l’abitudine, finchè non diventa normale.

Ma ogni volta che simuliamo l’orgasmo in realtà ce lo stiamo negando da sole, senza dare al partner la possibilità di fare altrimenti e provvedere. Così lui sarà placido e soddisfatto nel suo rilassamento post-orgasmico, e noi, tra le sue braccia, continueremo a roderci il fegato, ricalcando uno stereotipo della nostra sessualità con una matita rosicchiata dalla rabbia e slavata dal dolore. Piuttosto di confessare, ci mascheriamo da puttane, da pellicole gementi, da manichini radiocomandati e ci rendiamo complici della nostra sofferenza.Krumire. Sabotarici di orgasmi. Nemiche della rivoluzione sessuale.

Fingendo di essere quello che non siamo, negando la viva verità del nostro piacere, ci freghiamo con le nostre mani, intrappolandoci in un piacere che non esiste, in un orgasmo che non abbiamo mai vissuto, e che non vivremo mai.

Sex toys preview

2009 Novembre 6

Le nuove amiche di LELO, Mona e Ina. Appena inseriti vibratore tutto curve e doppia stimolazione nella lettera a Babbo Natale.

In commercio dal 9 novembre

mona vibrator by LELO

Mona

dual vibrator Lola by LELO

Ina

Sex toys review: vibratore Gigi by Lelo

2009 Novembre 5
Sophieboop e il vibratore punto G Gigi di LELO

Io e Gigi

Nome: Gigi
Noto anche come: Signor G.
Segni particolari: specifico per stimolare il punto G, ricaricabile
Dimensioni: 16 cm
Materiale: silicone
Prezzo: 84 €
Produttore: LELO

 

 

Gigi g spot vibrator by LELO

Gigi

Funzionamento: Gigi è un vibratore specifico per il punto G discreto e intelligente, come si addice a un vero galantuomo. Ha un design lontano dalla volgarità e decisamente elegante. Dotato di un controller posizionato proprio in modo da non dover fare nessuna fatica per raggiungerlo, Gigi è un vibratore ricaricabile a lunga durata – mica è importante solo per gli uomini, no? – che garantisce fino 90 minuti di piacere con 2 ore di carica. Nonostante la vibrazione sia piuttosto potente Gigi è abbastanza silenzioso, soprattutto una volta che è entrato – letteralmente – in azione. La sua forma – simile a una cornetta del telefono – è specifica per stimolare il punto G e i suoi 5 programmi – 4 a impulsi e uno a vibrazione continua – e le 7 intensità di vibrazione fanno il resto. Insomma, non si deve far altro che lasciarsi andare, e lasciarlo fare.

Pro: bello, bravo, intelligente. Silenzioso e potente. Arriva dove pochi erano riusciti ad arrivare.

Contro: per alcune potrebbe essere troppo piccolo e non si presta particolarmente alla stimolazione del clitoride. Non è waterproof, quindi niente giochetti nella vasca da bagno.

Gigi g spot vibrator by LELO

Gigi

What a feeling! Non avendo mai usato un vibratore specifico per punto G – ma solo il mio affezionatissimo dildo di vetro – devo ammettere che all’inizio le sensazioni che Gigi mi dava mi sembravano piuttosto strane e che per venire al dunque mi è servita una mano. Ma dalla seconda volta in poi, io e Gigi siamo entrati più in confidenza: le sensazioni sono state catalogate nel mio cervello come: belle! e abbiamo iniziato a spassarcela alla grande, tanto che quasi mi dispiace venire troppo in fretta.
Inizio mettendo un po’ di lubrificante a base d’acqua e una vibrazione bassa e continua, poi la alzo gradualmente fino ad arrivare al massimo e mi metto in ascolto di quello che Gigi mi sta dicendo. Quando mi sento sufficientemente rilassata dalle sue parole elettriche, schiaccio il pulsantino sulla base e scelgo il programma pre/post-orgasmo, che fa le fusa alla mia vagina come una coccola vibrante, poi scalo di nuovo le marce e inizio con il programma a impulsi lenti ed è come se venissi scopata con morbidi e potenti movimenti voluttuosi. Per il gran finale, mi basta schiacciare un’altra volta il pulsantino e impulsi un po’ più veloci (programma a impulsi medi) mi fanno venire senza mani. Dopodiché, prolungo il piacere con le fusa di prima.
Non uso il programma di pulsazioni più veloci perché sono una musica che uil mio corpo non riesce a seguire, ma credo ci siano buone possibilità che siano nelle corde di qualcun’altra. Quindi, la (mia) combinazione vincente è: 1- 5 – 2 – 3 -5. Enjoy.

Fallo godere: prova ad appoggiare la “cornetta” di Gigi sul frenulo… lui te ne sarà grato!

Voto: 8 ½

COMPRA GIGI

Sex toy courtesy of LELO

Orgasmo trans-genico

2009 Novembre 4

In questi giorni è tutto un trans-trans.

La cosa che mi dispiace è che si parli dei transessuali come se non fossero esseri umani ma mutanti, senza rispetto. E invece lo meritano, eccome. Se non altro per la sofferenza che affronta una persona nata in un corpo che non sente suo e in una società che non accetta e nasconde, piccola e ipocrita, le diversità. Se non altro per il coraggio che ci vuole a scolpire nella carne la propria vera natura, e lasciare che semplicemente emerga.

Ma non voglio fare dibattito. Voglio fare una domanda.

Operarsi completamente, significa rinunciare all’orgasmo?

Me lo chiedo da tempo.

Cosa ne sia dei nervi dopo il passaggio del bisturi. Se semplicemente muoiano e trasmutino in fibre, o guizzino ancora come molle. Se il cervello goda di più con il giusto corpo al suo servizio, riempito di realtà che coincide con l’immaginazione.

Soprattutto mi chiedo quanto coraggio serva – se così fosse – per rinunciare con un pezzo di carne – in più o meno poco importa – anche alla piccola morte.

Una trasfusione non basterebbe. Bisogna proprio essere speciali.

Sex in ADV # 45

2009 Novembre 3

Gli esseri umani hanno il brutto difetto di dimenticare.

World AIDS Day 2009: Hitler

World AIDS Day 2009: Hitler

World AIDS Day 2009: Saddam

World AIDS Day 2009: Saddam

World AIDS Day 2009: Stalin

World AIDS Day 2009: Stalin

3 stelle inferiore

2009 Novembre 2

“Spiacente, ma questa sera siamo al completo” dice la donna alla reception da dietro la sua guardiola trasparente, guardandoci con gli occhi di chi ha visto troppo ma è convinto di non sapere niente.

Ci guardiamo in silenzio per un attimo, forse un po’ troppo lungo. E spero che tu abbia la forza di leggermi nella mente.

“Se volete aspettare finché non si libera una camera, potete parcheggiare nella piazzola e sedervi nella hall.”

La donna dice “dovrebbe liberarsene una verso le 4″ e le mie pupille si stringono stizzite di disappunto.

Io non ho voglia di aspettare. Non posso aspettare. E da come mi guardi, dalla stretta della tua mano sulla mia coscia, neanche tu.

Quando hai voglia di scopare non c’è nulla di più antipatico di trovare il motel con le camere otturate da altri corpi. Non c’è nulla di più spiacevole, soprattutto se la macchina davanti alla tua ha appena passato la sbarra che porta alle suites, e a comunicare l’ingrata notizia è una vecchia zitella arcigna che rosica come una cagna sfiancata dalla fame nel vedere tanto amore che le passa davanti agli occhi, sfrecciando veloce come le strisciate delle carta di credito.

“Bene. E adesso dove andiamo?”

“Ci dovrebbe essere un altro motel da queste parti. Ma è un tre stelle.”

“Va beh, ce l’avranno un letto, no?”

Ingrani la retro, e ci allontaniamo sulla strada lucida e viscida, illuminata solo dalle insegne della zona industriale. Capannoni vuoti. Silenzi prefabbricati.

Fa freddo, piove, e io sono tutta bagnata da prima. Sopra, sotto, e in mezzo. Voglio solo un letto in una camera riscaldata per fare l’amore con te.

“Dai fermati”
“Sei sicura?”
“Sì”

La freccia ticchetta meccanica, poi tace e ci troviamo davanti a una costruzione grezza e a una sbarra. La guardiola è piena solo i luci al neon e mobili rivestiti di formica grigia. Tutto molto cheap. Ma lo sappiamo. Questa sarà la nostra avventura low cost. La nostra notte alla Bonnie & Clyde in fuga dalla tachicardia infrasettimanale.

Non si vede nessuno, solo un principio di villaggio dell’amore. 3 stelle inferiore, con gli intonaci scrostati e le siepi calve. Aspettiamo ma ancora non si vede nessuno. Dopo un colpo di clacson emerge un signore sulla 60ina, i capelli bianchi e lo sguardo spento. So già che farà il tirchio. Gli diciamo che ci fermiamo per la notte. Per la modica cifra di 80 euro, da pagare subito, prego. E ribadisce con aria scocciata che le stanze “devono essere liberate entro e non oltre le ore 12″.

Il simpaticone fa cadere nella tua mano un blocco che sembra una tetta d’ottone, a cui è attaccata la chiave della camera numero 22. Ci dirigiamo verso la nostra camera, una casetta nascosta da cespugli che non hanno un incontro ravvicinato con il giardiniere da diverso tempo.

Aprendo la porta ci accorgiamo che la maniglia è montata al contrario. Entriamo e la stanza si riveste debolmente di una luce triste e umida, squallida.

Squallida come la chiazza umidità che trasuda dal soffitto, come la doccia monoporzione castigata in un angolo del bagno. Una luce troppo corta, come la coperta marrone vecchia e spessa, ruvida di acari, come la superficie graffiata dello specchio, che non riesce a inquadrarti nei tuoi 182 cm. Fredda come il pavimento nudo e senza tappeto, come le lenzuola di cotone con le pieghe della stiratura che risalgono a un momento morto molto tempo fa. Una luce squallida, corta e fredda per noi due che ci baciamo in piedi, stringendoci nel passaggio davanti al letto, con la ventola della stufetta fa le fusa, come un gatto morente che canta la sua sinfonia di malinconie e topi mai catturati.

E pensare che dovevamo trovarci in un lussuoso motel a 4 stelle, con vasca idromassaggio doppia, letto king size, broccati e velluti, riscaldamento, marmi, luci soffuse. Ma è nel grigio che i colori risaltano di più.

Ti guardo nei tuoi occhi che mi guardano e capisco che non mi importa davvero di niente, di niente di tutto quello che abbiamo attorno, del mondo che c’è fuori e brulica più degli acari della nostra coperta. La butto sul pavimento, che ora avrà un tappetino, e mi lascio cadere sul letto, trascinandoti con me. E ci mettiamo a ridere. Sì, ridiamo a crepapelle e anche la chiazza di umidità sul soffitto ci fa ridere tanto da tagliarci il fiato. Ridiamo della doccia troppo piccola in cui potremmo stringerci meglio, ridiamo della stufetta rotta perché vicini ci riscalderemo di più. Ridiamo anche dello specchio troppo piccolo, che si perderà gran parte dello spettacolo, e ridiamo del pavimento freddo perché per non calpestarlo staremo sempre a letto.

Le tue mani iniziano a frugare sotto la mia maglietta, tirandola su, fin sopra il reggiseno. La tua lingua a esplorare il mio collo mentre le tue mani iniziano a slacciarmi in pantaloni, a sfilarli, lasciandoli a mezze gambe, a sfiorarmi piano piano.

“Dai, mi fai il solletico!”

“Prima godevi quando lo facevo, e adesso ridi? Eh?” e ti butti di nuovo, spietato, sopra di me.

“È che non posso farne a meno, – la tua mano mi sfiora ancora, e io mi contorco negli spasmi della risata – no, dai basta, ti prego!”

Ma tu continui, tormentandomi a piccole dose, ricominciando appena smetto di ridere. “Basta, basta lasciami in pace! Ma non lo sai che il solletico è una tortura?”

“Sarebbe una tortura che ti bloccassi le mani, così” – e la tua mano velocemente mi afferra i polsi bloccandoli dietro la mia schiena.

Di colpo smetto di ridere e la mia bocca smette di contrarsi, allentandosi in un sorriso strano, pervaso da un’illuminazione perversa, stupefatto per il brivido che mi è salito lungo la schiena. Mi mangi la bocca con un bacio, senza mai lasciarmi i polsi. Io la lascio lì, aperta, polposa, con gli occhi chiusi, offrendola ancora alla tua lingua e ai tuoi morsi, al tuo cazzo che ora se ne sta eretto, davanti a me,  come un idolo da venerare. E inizio a baciare la tua cappella, succhiandola come un frutto maturo, sussurrando piccoli morsi, fino a prenderlo tutto, abbracciandolo con la lingua devota.

Sempre tenendomi per i polsi, mi costringi dolcemente a girarmi e sorreggermi solo sulle ginocchia puntate sul materasso molle, offrendo anche il culo al culto del tuo piacere. Il mio respiro diventa più corto, incitato continuamente dal mormorare dell’eccitazione e dalla scomodità comandata della posizione. Mi lasci le mani per permettermi di sorreggermi meglio e mi dici di stare ferma. E io ubbidisco, perché ti ubbidisco sempre. Con le mani divarichi le mie natiche, fino a intravedere il fondo plug che mi hai fatto mettere prima di uscire. È un piccolo bulbo d’acciaio freddo, decorato con una gemma rosa alla base. E quella gemma viziosa e opulenta che ammicca dal mio culo stona così tanto in quell’ambiente privo di ogni lusso che lo togli, quasi strappandomelo di dosso, come un saggio indignato di fronte a una ricchezza inutile. Guardi estatico il mio vuoto dilatato e affamato dall’improvvisa privazione e poi ti sento venire più vicino a me, più addosso al mio dono nudo e sento il caldo del tuo cazzo duro che si posa in mezzo all’altare della mia carne, che si sfrega, che inizia a godere.

Con una mano inizi a toccarmi il clitoride gonfio di eccitazione, facendomi mugolare una litania di gemiti e contrazioni estatiche. Mi dici di continuare, mentre ti il metti il preservativo. E io continuo a masturbarmi con il fervore ipnotico di chi si vuole guadagnare un miracolo e la benevolenza del suo dio.

Quando torni mi afferri per i fianchi e benedici la parte più nascosta di me con uno sputo e l’umido delle preghiere raccolte dalla mia mano.

Non c’è bisogno d’altro per far scivolare perfettamente il tuo cazzo dentro di me, seguendo con lenta e solenne voluttà il rituale del piacere che ti fa entrare e uscire da me, che mi fa entrare e uscire dalla realtà e da me stessa, per rivelarmi un godere che non avevo mai provato. Come se il mio culo fosse l’ingresso che porta ala trascendenza.

Come un’infinita corrente che scorre sui miei nervi, nelle mie viscere e mi dà alla testa, come una velocità così folle da farmi sentire il freddo sulla pelle e il fuoco che mi brucia in pancia, come una scossa di infinite illuminazioni orgasmiche che mi spinge a osannare il tuo cazzo dentro di me, cercando tutti i modi per celebrare il nostro amore e propiziare un sesso profano che mi lascia vuota di certezze e piena di vita, che urla rinata a ogni colpo, sempre più violento. Mi allontano bruscamente e ti faccio stendere sul letto, montandoti da sopra, posseduta dalla fame sfrenata che ho di te.

Lo voglio, lo voglio dentro di me, lo voglio sentire fino all’anima, lo voglio prendere sempre di più per riuscire ad afferrare la profondità nuda di questa sconvolgente visone carnale, che mi trascina in un’orgia di orgasmi non appena sento esplodere il tuo dentro di me. Deliro, tremo, urlo con gli occhi al cielo e la schiena inarcata nello spasmo, e la mia carne morde e sbraita e viene senza controllo, posseduta e liberata dal piacere.

Mi accascio sopra di te e ti bacio, stremata.

Dentro di noi, dentro la nostra stanza, si è appena concluso un talk show di organi genitali e gemiti sguaiati, liberi dai pudori della società, liberi dall’educazione della cultura, c’è un gesticolare sconnesso e furioso e un ballo di movimenti assetati di vita come pesci fuori d’acqua. Una scopata senza fronzoli e senza rimpianti che arraffa tutto quello che può con le sue mani ruvide di fatica, sporche di istinti, forti d’amore.

Fuori dalla nostra stanza, lì, nella realtà del corridoio del motel, inizia talk show popolare su taglie calibrate e detersivi tra le cameriere.

E noi ci addormentiamo tranquilli, perché non ci manca niente.

Il Buco Sbagliato – The Wrong Hole

2009 Ottobre 30
di Sophieboop

Ovvero: quando il culo te la canta

Meno male che aveva il preservativo! E comunque, anche lei ha un po’ ragione…

tnks to Benedetto

Un bacio

2009 Ottobre 27
di Sophieboop

per mettere le dighe ai pensieri
e colmare il vuoto tra le nostre labbra
istantanee
lente
elettriche
che si rincorrono dense
e lampi di lingue
che si abbracciano e scompaiono
luminose
come un piccolo furto di buio

che frantuma gli orologi
in un’orgia di ingranaggi spezzati
e muti
mentre ci riempiamo la bocca

con l’orgasmo liquido
del nostro amore

Sex in ADV # 44

2009 Ottobre 27

Solo ora capisco il senso della pubblicità Mentadent per l’igiene orale.

Campagna per comodo.it

Ricordati di prevenire prima di venire

Ricordati di prevenire prima di venire

Ricordati di prevenire prima di venire

Ricodati di prevenire prima di venire

Ricodati di prevenire prima di venire

Assicurazione sulla felicità

2009 Ottobre 26

Siamo a letto, dopo aver fatto l’amore, ancora con le gambe e le mani intrecciate, a fumarci una sigaretta. Fa un po’ caldo tra le tue braccia e, in una delle mie divagazioni post orgasmiche, mi chiedo se esista un’assicurazione sulla felicità per blindare tutto questo. Perchè ti amo, perchè so che sei quello giusto ma non lo posso sapere, perchè a volte ho un po’ paura: del tempo, della vita, degli imprevisti. Perchè voglio essere felice con te per tutta la vita, ma c’è quel margine di incertezza esistenziale che a volte mi terrorizza.

Immagino di avere davanti a me un damerino impomatato dal sorriso marchiato Mattel che mi assicura che andrà tutto bene. “Anzi benissimo, signorina, e non si preoccupi se qualcosa dovesse andar storto, perché nulla potrà andar storto, lei è assicurata”. Assicurata.  Con tanto di contratto in duplice copia controfirmato da ambo le parti.

L’agente assicurativo mi spiega che “la polizza copre: serenità domestica, frizzante e intensa vita sessuale, eccitazione, divertimento, crescita personale, coccole e tenerezze delle domenica mattina, esorcismo anti-corna per entrambi e  innamoramento sempiterno”. “Perfetto”, mi dico. E lui continua, dicendo che “il premio sarà erogato in denaro“. Lo sapevo che c’era la fregatura, i soliti avvoltoi: “Denaro? Lei vorrebbe assicurarmi la felicità con del denaro?!? Io voglio solo una pacca sulla spalla!“. Ma lui va avanti: “e… l’unico motivo per cui potrebbero non pagare il premio, è che lei, la felicità, non l’abbia voluta.”

Lo guardo con l’odio impotente e furioso che si riserva agli sciocchi, prendo il contratto che mi porge con la mano e lo straccio in tanti piccoli chicchi di riso cartacei da lanciarci in testa per celebrare la nostra felicità.

Fatta giorno per giorno. Forse rischiosa. Sicuramente meravigliosa.

La pacca sulla spalla me la do da sola, ti prendo la mano e ti dico: “andiamo?