Come un lampo di luce lattea

“perchè non ci sei?” si chiese Scarlett, guardando il cielo che diventava metallico di bufera e oro davanti ai suoi occhi. ma la risposta non c’era, e se anche vi fosse stata, poco avrebbe importato, perchè nulla avrebbe potuto cambiare la realtà di quel momento. e la realtà di quel preciso istante era che lei era sola, nella sua stanza accalcata di fumo e malinconia, a cercare di non pensare, a cercare di scacciare i tuoni che le fanno tremare il petto di sussulti asciutti e sconclusionati, a cercare di non rompere la maschera di porcellana decorata di buone maniere e di buoni propositi che portava sul volto. forse, se quella maschera rigida e fredda non le avesse impedito di parlare, avrebbe detto “perchè non ti curi di me?”. avrebbe detto “perchè non mi vuoi?”, o forse avrebbe urlato fino a farsi sanguinare la gola, fino a far saltare le fragili corde vocali come ormeggi recisi, facendo vibrare le pareti al suono della sua rabbia. le finestre sbattevano sospinte da un vento forte e denso, lasciando penetrare all’interno della stanza le folate fredde che le schiaffeggiavano il viso. si sentiva tremendamente infantile, ed egoista. desiderava potersi fermare, solo un attimo, per dire “fanculo tutti” e poi scappare, lontano, a nascondersi tra le nuvole plumbee e gravide di pioggia come un lampo di luce lattea, per poi ricadere in gocce nel mondo, per disperdersi, per poter affrontare solo un po’ di vita per volta. le gocce iniziarono a cadere pesantemente sulle vetrate, colpendole con i loro pugni liquidi, e lei le richiuse, lottando contro il vento che le fasciava la testa dei lunghi capelli neri. no, non poteva smettere di lottare.

1 Commento/i

  1. Commento di advertiti on Maggio 16, 2007 12:21 am

    bel racconto.
    identità di stati emotivi.
    ti aspetto su
    http://www.advertiti.wordpress.com

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