agosto rosso

Era un bel pomeriggio d’estate in cui le belle ragazze vanno a passeggio per il centro del paese, facendosi strusciare dagli occhi dei ragazzi seduti sulle scale della chiesa, annidati nei tavolini dei bar. Carla era una bella ragazza, una di quelle che lo sanno, che sanno di poter mettere in imbarazzo i maschietti sulla spiaggia, costringendoli a fare lunghi bagni fuori programma per placare i bollori. Quel pomeriggio, Carla indossava un vestito bianco e sottile in cui sculettava vistosamente, accompagnando il movimento delle anche a quello della borsetta. Camminò per tutto il corso, sentendo come al solito gli sguardi e i mormorii dei passanti, arrivò alla piazza e la attraversò languidamente. Quel giorno però sentì anche dei risolini sommessi alle sue spalle: pensò che forse il vestito lasciava vedere un po’ troppo, inumidito dal caldo estivo, ma la cosa non la disturbava, pensò che forse era talmente bella quel giorno da imbarazzare oltre misura chi la incrociava. Poi, poco dopo che aveva iniziato a sfilare in senso opposto per la via, una voce la aggredì, facendola fermare di colpo con un sussulto: “Carla, che hai fatto, ti sei seduta su una bistecca?”. La bocca le si aprì di scatto e si bloccò, facendo tremare le labbra mentre cercava disperatamente le parole per rispondere, mentre la sua mente si ripeteva “ti prego fa che sia solo uno scherzo”. Si mise a correre a testa bassa, coprendosi il viso con una mano e la gonna con l’altra, e si infilò nel primo vicolo. Girò il viso paonazzo e rigato di trucco, guardandosi dietro e vide una rosa rossa di sangue che marchiava il candore dell’abito e la sua reputazione. Prese a sfregare la stoffa con rabbia, piangendo umiliata e tremante, sperando di eliminare quella chiazza di vergogna, di strapparla, di ucciderla. Come sarebbe tornata a casa? Cosa avrebbe detto la gente? Avrebbe iniziato a parlare, la gente. Cosa ne sarebbe stato di lei, allora? Si sentiva sporca, violentata da quel sangue, lapidata dal disprezzo di quelle risa, di quelle parole. Si mise le mani nei capelli scomposti e si accucciò, nascondendo il viso nella gonna, sperando che nessuno potesse vederla, né riconoscerla.

2 Commenti

  1. Commento di offender on Settembre 3, 2007 1:15 pm

    Bello.

  2. Commento di sophieboop on Settembre 3, 2007 5:05 pm

    thanks a lot!

Commenti RSS TrackBack Identifier URI

Lascia un commento