briciole
“striscia più in basso, troia!” urla il mio carnefice gettando in terra briciole d’aria che mi appresto a raccogliere. faccio veloce veloce presto presto, prima che svaniscano, prima che mi accechi lo svelamento di questa illusione e io possa accorgermi di quanto sono ridicola. e folle. e schiava di lui che mi chiava, e ancora più schiava di lui che mi schifa. la mia tutina di latex stride sul pavimento liscio come la risata di scherno di mille bambini viziati. io sono in basso in basso sul fondo sul fondo e alzando lo sguardo vedo la polvere che fluttua attraverso l’unico raggio di luce che penetra dalle tende nere. lui si accorge della mia vanità, dice: “tu puoi guardare solo dove cade la merda. tu puoi stare solo dove marciscono i cadaveri” e mi schiaccia la testa con un piede, la schiaccia ancora di più, tanto che mi sembra di entrare nel terreno, di diventare plastica densa. e le ossa del cranio mi sembrano elastiche, e il mio senso del dolore si tende sempre di più e mi sembra un cappio che si stringe ma non mi strozza veramente mai e poi lui solleva la suola a carrarmato e allora io riaffioro dalla mia apnea. mi specchio nella maschera del mio sudore. penso “dio ma sono così sudicia?”. penso “dio ma allora sono ancora viva” e lui interrompe i miei pensieri di salvezza e ricomincia a lanciarmi briciole di niente. io raccolgo ancora svelta svelta in fretta in fretta, mentre lui sbraita le sue ingiurie e le sue dolcezze senza senso. senza sesso. senza sentire. lui tende i fili di nylon ancorati al soffitto e alle mie giunture ancora di più. ride grasso e con la faccia unta di demoni. ora il suo burattino è ancora più divertente mentre si contorce per compiacerlo come uno scarafaggio bruciato nell’alcool, mentre si dimena come una cagna in calore per conquistarlo ancora più svelta svelta svelta ancora più in fretta in fretta. e bene bene. lui mi tira per i capelli, quei capelli che detesta perchè sono l’unica cosa che mi rimane di veramente mio. mi tira a sè e i fili sottili mi tagliano la carne e lui mi riempie la bocca con il cazzo eccitato dalla mia sottomissione. oh sì, come lo sollazza bene la sua bambolina da circo, con il cuore che le pulsa forte nel petto solo perchè vorrebbe scappare, perchè vorrebbe sfondare lo sterno con un botto e fuggire da quell’amore in cancrena, e far morire lei, piuttosto che morire lui. con quella lingua morbida di petali e smania. sì, lo diverte proprio un sacco questo spasso di donnina tutta sorrisi, e lacrime e gambe aperte e desiderio e non arrendersi mai e non trovare mai un limite veramente giù ancora giù giù. lui mi scopa la bocca e mi guarda negli occhioni all’insù lucidi lucidi perchè quasi mi soffoca poi mi gira e mi scopa la figa e io gemo e mi piace perchè mi scopa l’anima perchè solo lui sa mettermi davvero giù. oh, sì, quanto gli piace, e come gli piace, sborrare senza mai creare nulla, senza mai cambiare nulla, senza mai voler sentire nulla. non potresti mai dire quanto gli piace la merda che è questa femmina. lui le vuole bene come si può voler bene a una bestia, come ci si può affezzionare a un giocattolo, come si può esser grati a un morto per una grossa eredità. ah, quanto vuole bene a questa ragazza stupida e buona! ma la odia perchè sa di non poter lasciarla andare, perchè sa che è tutto quello che ha. perchè se i fili si spezzassero di colpo morirebbero tutti e due. ma morirebbe soprattutto lui, perchè non avrà amato mai. nè me, nè se stesso. io almeno amo lui. le briciole di niente e i suoi sputi mi piovono addosso e io continuo a fare quello che lui si aspetta sia fatto bene bene e in fretta ma adesso che ho capito che tanto saremo insieme comunque, che tanto io non avrò rimpianti se non di non averlo fatto prima guardo di nuovo sù. lui si avvicina. alzo la testa sù. lui carica un calcio. ma io mi alzo sù. ma lui colpisce. ma io cado. ma i fili si rompono. e tutto crolla.
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presto e bene…
dici?a volte mi sembra di non avere la cognizione di quello che scrivo, e neanche di quello che penso…