occasioni# com’è difficile bere una birra
un altro stralcio della mia vita. cammino verso casa cantando per le strade buie della città. cammino e canto, per divertirmi, per sfogarmi. cuffie nelle orecchie e un gran casino dentro. una voce sovrasta la musica. la voce è maschile e io mi volto stranita, sturando le orecchie dalle note, che eleggiano ancora nell’aria fredda. l’uomo mi chiede: “scusa, sai mica dov’è il bus?”. le mie rotelle collidono e chiedo: “ma cerchi l’autobus o un locale?”. lui mi squadra e mi dice: “no no è un locale, mi hanno detto che è vicino”. io vorrei solo andarmene perchè queste situazioni notturne e semisolitarie mi mettono sempre un po’ di ansia. dirai: “va beh, ma te le vai a cercare”. (sì, ma a me piace così tanto camminare da sola canticchiando nella notte!). ma “mi dispiace io non conosco (davvero!) nessun bus! mi dispiace…” - “ma tu stai andando in giro così? o stai andando da qualche parte?” - (vorrei andare da qualche parte, forse veramente dentro di me e affondarci le mani, per toccare, per sapere…) “guarda, veramente stavo andando a casa.” e faccio per rimettere le cuffie e riprendere il cammino - “ah…e il locale allora non lo conosci? sai mi sono appena trasferito, abito qui di fianco…” - “guarda, mi diapiace ma davvero non lo so…” - “e stia proprio andando a casa? una birretta insieme” - “guarda, mi dispiace ( e 3), ma stavo andando a casa. ciao”. e giro i tacchi e vado, un po’ con la paura di aver trovato un altro squilibrato, un po’ con l’amarezza empatica della solitudine. aveva davvero l’accento di fuori. ma a volte anche bere una birra diventa difficile.
quanti limiti, e quante paure dobbiamo infrangere, prima di riuscire ad aprirci? quante battaglie dobbiamo affrontare prima di riuscire al caldo liquido di noi? quanti sbagli dobbiamo commetere prima di non aver paura di fare la cosa giusta? forse dovremmo solo smettere d pensare. e respirare ogni tanto.
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